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Cheese, le forme del'arte

Cheese Slow Food
Prossima edizione, Bra
21/24 settembre 2007

       
 

La storia "nobile" del Montébore fra la Gioconda e Leonardo da Vinci.

Nel 1489 si tenne il banchetto per le nozze fra Isabella D'Aragona e Gian Galeazzo Sforza, nipote di Ludovico il Moro, Duca di Milano. Leonardo Da VinciSecondo gli ultimi studi in materia la nobile sposa era "La Gioconda", essa posò per il famoso quadro di Leonardo da Vinci chiamato anche Monna Lisa. Cerimoniere d'eccezione del banchetto era Leonardo da Vinci, straordinario genio dell'arte e della scienza ma anche attento gastronomo: il Montébore fu l'unico formaggio invitato a tanta nobile tavola.
Il Conte Botta di Tortona ospitò nel suo castello una cena che sembrò superare ogni altra in sfarzo e ricchezza, nessuna portata fu servita senza l'accompagnamento di attori, mimi, cantanti e ballerini con soggetti allegorici ispirati al tema mitologico-encomiastico.

Gli sposi, Gian Galeazzo e Isabella

"...pastori d'Arcadia, degni di attenzione prorio per il loro parlare rustico, offrirono del formaggio proveniente dalle Valli Tortonesi" (T. Calco, Nuptiae Mediolanesium Docum sive Iannis Galeacij cum Isabella Aragona, Ferdiandi Neapolitanorum Regis nepote, in Redidua, edito in Milano 1644).

Lenoardo Da Vinci alla corte di Ludovico il Moro a Milano

Quel 5 febbraio 1489 il formaggio delle nostre valli a forma di torta nuziale presenziò a quella nobile tavola in tutta la sua bontà, il formaggio di Montébore scelto per la Gioconda.

Menù estratto dall'Ordine de le Imbandisone

Menù estratto dall'Ordine de le Imbandisone

Parte del menù del pranzo tratto da "Ordine de le Imbandisone", Taccone B., incunabolo lombardo del 1489.

Il mistero del Codice Da Vinci, il romanzo di Dan Brown, ha riportanto l'attenzione mondiale su questi personaggi e sulla Gioconda, studiosi accreditati hanno invece ricercato nell'ombra per 17 anni per scoprire l'identità della vera Monna Lisa, si sono estinti i Visconti e poi gli Sfonza ma questa specialità è sopravvissuta fino ad oggi. Questa è la storia di questo formaggio unico al mondo, vi invitiamo a degustarlo presso il nostro agriturismo mentre sfogliate questo romanzo che proprio in quel periodo si ambienta.

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Lo spettacolo del banchetto. L'affresco che decorava la sala grande quel giorno pareva il riflesso dell'importante avvenimento ospitato al castello di Tortona. Ognuno dei paggi dipinti, preposti a servire il banchetto immaginato alle pareti, aveva un corrispondente in carne e ossa, intento a ricevere qualche invitato al festeggiamento per le nozze illustri. Tuttavia le due immagini non erano completamente sovrapponibili: l'enorme tavola, vuota, collocata nel mezzo della magnifica sala, mostrava il caldo noce lombardo della sua struttura, mentre le mense dell'affresco erano già adorne di tovaglie immacolate. La ragione di questa mancanza fu chiara non appena il Conte Bergonzio Botta ricevette gli sposi: Gian Galeazzo Sforza, duca di Milano, e Isabella D'Aragona. Il loro ingresso fu accompagnato dall'entrata di Giasone con gli Argonauti che, dopo essere avanzati, con incedere fiero, al suono di una marcia guerresca, eseguirono una danza nobile e contenuta, fatta di passi più strisciati che saltati e di gesti dignitosi, che esprimevano ammirazione per una coppia assortita così felicemente. Gli eroi recavano in mano il vello d'oro, che, disteso sopra la tavola, servì da tovaglia (...).

Affresco nel castello dei Conti Botta di Tortona

L'Italia si entusiasmò di tale rappresentazione drammatico-gastronomica e ne diffuse la descrizione in tutte le corti d╣Europa. Si affermava un genere di spettacolo composito e a tema essenzialmente mitologico-encomiastico, di cui l'Italia sarebbe stata ispiratrice della Francia. Descrizione completa della rappresentazione allegorica su: www.balletto.net Racconto estratto del resoconto di Castil-Blaze del Banchetto Conviviale organizzato a Tortona dal Conte Bergonzio Botta nel 1489 in occasione delle nozze di Gian Galeazzo Sforza ed Isabella D'Aragona.
Si veda: Gastone Vuillier, La Danza, Milano Tipografia del Corriere della Sera, 1899.

Stendardo di Gian Galeazzo Sforza

 

 

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Chi è la Gioconda?
Who is Mona Lisa?

La novità del 2009 che riguarda il più celebre quadro di Leonardo, la Gioconda, è la pubblicazione di un libro della studiosa storica dell'arte Maike Vogt-Luerssen.

Libro Wer ist Mona LisaNei secoli la donna ritratta è stata identificata come Monna Lisa del Giocondo, moglie di un mercante fiorentino, come Lisa Gherardini (amante di Giuliano de' Medici) e, ultimamente, come Bianca Sforza, figlia naturale di Ludovico il Moro. La studiosa Maike Vogt-Luerssen, un'autorità in fatto di storia dell'arte, dopo diciassette anni di studi ha decisamente cambiato strada e ha documentato che la Gioconda sarebbe proprio Isabella d'Aragona, duchessa di Milano, figlia d'Ippolita Maria Sforza.

Il decoro dell'abito della Gioconda con il simbolo degli Sforza e degli Aragona-Sforza

L'ipotesi si poggia su solide prove come l'analisi delle caratteristiche dell'abito, il bordo riporta le decorazioni con lo stemma della famiglia degli Sforza e della casata degli Aragona-Sforza (come quelli sottostanti), evidente riferimento all'unione in matrimonio delle due potenti famiglie.

Il simbolo Aragona-Sforza

Inoltre vi è anche la somiglianza con un altro ritratto d'Isabella d'Aragona, oltre che con tutte le parenti della stessa casata (vedi i ritratti), di cui la sola Isabella aveva l'età giusta all'epoca in cui Leonardo realitzzò il dipinto.

Ritratto

Il libro della studiosa d'arte Maike Vogt-Luerssen è in pubblicazione (aprile 2009), le anticipazioni sono disponibili dal sito web dell'autrice:
www.kleio.org


Il Banchetto.
consigli di lettura a tema

"Al più fastoso pranzo nuziale di fine Quattrocento convengono le dame, i cavalieri, i cuochi e i potenti. Ma anche cinque cadaveri eccellenti..."

Romanzo di Orazio Bagnasco
© Mondadori 1997
ISBN 8804430060
Copertina de "Il Banchetto"
Cibo, erotismo, intrighi di potere. E ancora nobildonne carnali e gentiluomini impegnati a soddisfarle, cuochi indaffarati davanti a enormi fuochi, ambasciatori, spie, usurai, principi moreschi e nobili lombardi, napoletani, francesi, tutti al seguito del corteo nuziale che festeggia il matrimonio fra Isabella D'Aragona e Gian moneta con l'effige di Gian Galeazzo SforzaGaleazzo Sforza: sono questi i personaggi, o gli ingredienti, di un romanzo, un grande, seducente affresco di vita rinascimentale, che prende spunto da quel pantagruelito menù — L'Ordine de le imbandisone, un incunabolo sopravvissuto fino a oggi in unica copia — che, molto verosimilmente, segnava il posto degli oltre ottocento invitati a uno dei più sontuosi, e memorabili, banchetti dell'epoca.
È il lungo inverno del 1488, e nei giardini del Castello di Tortona mastro Stefano, cuoco di raffinata esperienza, sta allestendo le grandi cucine.

Ma insieme a lui tutto il borgo è operoso: è atteso l'arrivo dell'imponente corteo che, per mare e per terra, da Napoli a Genova e poi in carrozza fino alla brumosa pianura lombarda, sta per giungere nei possedimenti sforzeschi. Arrivano invece, portate da zelanti corrieri, notizie terribili e funeste. Alcuni misteriosi omicidi stanno scandendo, come tappe funebri, quel viaggio che dovrebbe essere di festa nuziale. O, come in gran parte avviene, di solo intenso e sensuale piacere. Ne sono vittime alcuni scapestrati nobili lombardi i cui cadaveri vengono ritrovati con il volto sereno di chi non ha riconosciuto nell'amico il suo assassino. Chi può avere interesse a scuotere con il terrore un avvenimento i cui risvolti politici, fatti di alleanze fra due dei più potenti Stati italiani, sono sotto gli occhi di tutti? Chi sparge veleni che uccidono? Riusciranno i mandanti ad arrivare fino in alto?
Paura e passioni ardenti, gioia della festa e presentimenti della fine: mentre vengono consumati i cibi più prelibati, le salse, le cacciagioni, mentre le dame danzano, celiano e accarezzano le vesti dei loro amanti, con provocante, spavalda insistenza fino ad arrivare al velluto della pelle, la festa volge al termine. La compagnia si scioglie, ma insieme al banchetto , i cui odori sono quelli, intensi ed epicurei, del tardo Medio Evo, finisce un mondo.
Lo scenario di questo romanzo, documentato e visivo come i narratori anglosassoni sanno fare, forse allude anche ai nostri anni. Con insinuante e struggente malinconia. Tutta italiana. Come i cibi, le donne e i potenti.

Versione tedesca del libro, Die Nacht der Sieben Sunden
Romanzo tradotto in tedesco: Die Nacht der Sieben Sunden.

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